I primi risultati del nuovo modello mostrano percentuali di promossi molto basse. Ora si apre il tema della copertura reale dei posti disponibili e dell’impatto sul prossimo anno accademico.
Il nuovo modello di accesso alla facoltà di Medicina ha finalmente superato la sua prima vera prova sul campo. Dopo mesi di attesa, migliaia di studenti hanno affrontato il primo appello degli esami del cosiddetto semestre filtro, il percorso introdotto per superare il tradizionale test d’ingresso.
I numeri emersi in queste settimane delineano uno scenario piuttosto chiaro: la selezione non è scomparsa, ma si è semplicemente spostata più avanti, assumendo modalità e difficoltà diverse rispetto al passato.
I primi numeri: promossi tra il 10 e il 15%
Secondo i dati raccolti dai principali atenei italiani, la percentuale di studenti che ha superato tutti e tre gli esami obbligatori – Chimica, Biologia e Fisica – al primo appello si colloca tra il 10 e il 15%.
Un dato che pesa, soprattutto se si considera che i candidati iniziali erano oltre 50.000. Anche includendo chi ha superato almeno due prove su tre, la percentuale resta comunque contenuta, poco sopra il 20%.
A emergere con particolare forza è stata la difficoltà di Fisica, che in molti atenei ha rappresentato il principale ostacolo al superamento del semestre: una vera e propria “tagliola” capace di incidere in modo determinante sugli esiti complessivi.

Dal test unico al filtro progressivo: cosa sta cambiando davvero
L’obiettivo della riforma era chiaro: superare il meccanismo del “tutto in un giorno” tipico del vecchio test di Medicina e introdurre una selezione più graduale, basata sul rendimento universitario e su più prove distribuite nel tempo.
Nella pratica, però, questa prima sessione mostra come il sistema resti fortemente selettivo, anche se con modalità differenti:
- non più una graduatoria nazionale immediata,
- ma una serie di esami universitari che determinano, di fatto, chi può proseguire il percorso e chi no.
Per gli studenti questo significa affrontare mesi di studio intensivo con un’incertezza più lunga, anziché con un unico appuntamento decisivo.

Il nodo dei posti disponibili
Uno degli aspetti che più sta facendo discutere riguarda la possibile non copertura dei posti disponibili.
Il numero programmato per Medicina resta molto elevato, con circa 20.000 posti previsti a livello nazionale. Ma se le percentuali di promossi dovessero restare simili anche dopo il secondo appello, non è escluso che alcune sedi universitarie si ritrovino con posti vacanti.
Uno scenario che, se confermato, aprirebbe interrogativi importanti sull’equilibrio tra:
- fabbisogno futuro di medici,
- sostenibilità del sistema formativo,
- reale efficacia del nuovo modello di selezione.
Per molti studenti il secondo appello di dicembre rappresenta l’ultima vera possibilità di restare nel percorso. È su questo passaggio che si capirà se i numeri del primo appello erano legati a un “effetto impatto” iniziale o se il livello di selezione resterà strutturalmente così elevato.
Solo dopo questa tornata sarà possibile avere un quadro più completo: sul numero effettivo di ammessi, sulla distribuzione tra i diversi atenei e sulla reale tenuta del nuovo sistema.

Uno scenario ancora in evoluzione
Il semestre filtro non interessa solo gli studenti che oggi tentano l’accesso a Medicina. Il suo esito incide su tutto l’ecosistema della formazione sanitaria: dall’organizzazione dei corsi alla gestione delle risorse universitarie ed infine alla programmazione del personale medico dei prossimi anni.
Per questo l’attenzione resta altissima, non solo tra maturandi e famiglie, ma anche tra docenti, professionisti e operatori del settore.
Quello che emerge finora è un sistema in piena fase di assestamento. I dati sono ancora parziali, l’assetto definitivo non è stato completato e molto dipenderà dall’andamento dei prossimi appelli.
Di certo, il nuovo accesso a Medicina ha già mostrato una cosa: la selezione esiste ancora, è severa e oggi passa da un percorso più lungo e complesso rispetto al passato.
Per chi sogna il camice bianco, cambia il percorso. La sfida, invece, resta la stessa.
Fonti
Il Fatto Quotidiano – Virgilio Sapere – Quotidiano Sanità – Universitaly – Principali atenei italiani.

