Intervista a Ludovica, medico ecografista

L’intervista di oggi vede come interlocutore un altro giovane medico, la Dottoressa Ludovica Forlani, nata a Cesena, cresciuta a Rimini ma bolognese d’adozione.

Laureatasi presso la Facoltà di medicina e chirurgia di Bologna dove è rimasta, dividendosi tra la “Dotta” e zone limitrofe, esercitando la sua professione con molta passione.

Nome: Ludovica
Cognome: Forlani
Età: 34
Professione: Medico

 Ludovica, di cosa ti occupi?

Principalmente, di ecografia.

Ecografia: quindi sei specialista in Radiologia e diagnostica per immagini?

No. In effetti il mio obiettivo era quello di specializzarmi in radiologia strictu sensu, ma la selezione all’ingresso ha scelto per me e ho virato! L’ecografia, però, confermo essere una branca della diagnostica per immagini, perciò non mi sono certo discostata troppo dal mio intento primario.

Possiamo, quindi, dire che hai seguito la specializzazione in ecografia?

In realtà, no, perché ho conseguito il diploma in ecografia clinica tramite la formazione SIUMB (Società Italiana di Ultrasonologia in Medicina e Biologia – http://www.siumb.it/) che si compone di una parte teorica ed una pratica. Per il superamento della prima è necessario seguire dei congressi annuali organizzati dalla stessa SIUMB; i corsi dedicati alla pratica, invece, sono organizzati da scuole affiliate alla SIUMB (a Bologna ve ne sono due, rispettivamente presso le strutture ospedaliere Sant’Orsola e Maggiore). Qui è davvero, concretamente, possibile imparare ad utilizzare un ecografo, eseguendo dei veri e propri esami ecografici sui pazienti, in maniera approfondita.

Da dove deriva la passione per la radiologia?

Sono “figlia d’arte” (suo papà è specialista in diagnostica per immagini, N.d.A.) e questo, su di me, ha abbondantemente influito. Durante l’università ho notato che rispetto ai miei colleghi o coetanei la mia conoscenza della radiologia era sicuramente forte e già profonda.

Ludovica, hai detto che il test d’ingresso ha scelto per te, ma hai mai valutato altre specializzazioni?

Sì! All’inizio, a dir la verità, avrei voluto diventare un neurochirurgo, ma frequentando regolarmente il reparto, ho realizzato che il carico di lavoro sia pratico che emotivo era particolarmente intenso per me, forse troppo. La materia è estremamente affascinante e la disciplina bellissima. Ho avuto la fortuna di frequentare il reparto di neurochirurgia anche durante il mio Erasmus in Spagna, presso la facoltà di medicina di Oviedo. A prescindere dalle mie scelte successive, questa esperienza resta tra le migliori del mio percorso universitario.

E com’è andata poi?

L’Erasmus mi ha schiarito le idee e ho capito tante cose su quello che mi interessava davvero. Per restare vicina alla neurochirurgia, da alcune chiacchiere con mio padre, ne è emersa la possibilità di avvicinarmi alla radiologia interventistica. Una branca ultraspecialistica che unisce competenze di radiologia ad una parte “chirurgica” (che include le procedure invasive e mini-invasive diagnostiche e terapeutiche effettuate tramite i metodi radiologici, inclusa l’ecografia). Tornata in patria ho quindi chiesto la tesi ad una Professoressa che si occupa di radiologia interventistica.

Ed infine, la laurea!

Infine, la laurea! Mi laureo e abilito a Bologna nel 2011! Ma come accennato prima, il primo anno non sono riuscita ad accedere alla scuola di specializzazione. Ero ad un bivio: discostarmi, anche di tanto, dai miei progetti originari oppure trovare un compromesso. E così è stato. La soluzione intermedia è stata proprio l’ecografia, che rientra nell’alveo della diagnostica per immagini e per la quale non è necessario frequentare una scuola di specializzazione. Tuttavia, grazie alla frequentazione di corsi di alta formazione (quali master riconosciuti) ho raggiunto la formazione necessaria per ottenere le competenze adeguate ad avviarmi a questa attività.

E come è andata?

Direi molto bene, anche perché un collega mi ha presa a cuore, aiutandomi molto: dal fare i referti allo studio degli esami, ma anche da un punto di vista squisitamente lavorativo, presentandomi varie opportunità.

E il tuo primo ecografo?

Oh, il mio primo ecografo l’ho preso in leasing ed è il mio gioiellino! Anche se mi appoggio principalmente a poliambulatori avviati che, solitamente, ne dispongono già. Il mio lo utilizzo principalmente per le visite domiciliari, che non sono ancora così frequenti ma iniziano a prendere piede. E poi rappresenta me e la mia professione!

 

Puoi dirci qualcos’altro in merito a questi macchinari?

Il discorso ecografo è molto ampio. Come per tutto, ne si può prendere in considerazione sia uno usato che uno nuovo, spaziando – ovviamente – in un range di prezzi che può arrivare davvero a cifre astronomiche. Un apparecchio di ultima generazione si può equiparare a un’auto di lusso. Il mio, nuovo, si aggirava sui 15.000 E. Comprensivo di sonde (lineare e convex, le uniche che servono in ecografia clinica) e stampante. Nella scelta mi sono affidata ad un marchio asiatico che offre decisamente un buon rapporto qualità prezzo. Il leasing mi è stato offerto dal rappresentante con cui ho trattato, sebbene infine mi sia poi appoggiata alla mia banca!

Un’emozione che ti ha regalato il tuo lavoro…

Il primo referto, indubbiamente! Ero emozionata e un po’… non direi spaventata, ma accorta. Un ecografista è il fulcro di un percorso diagnostico: colui che dà il “la” ad un percorso diagnostico di secondo livello.

C’è un caso clinico che ti ha dato particolare soddisfazione professionale?

Sì, ce ne sono tanti. Ricordo, in particolare, il caso di una paziente che si è rivolta a me per un’ecografia addominopelvica di controllo; a livello pelvico ho notato dei segni ecografici, seppur sfumati, ma che non mi convincevano. Pertanto le ho raccomandato e prescritto una serie di approfondimenti i quali hanno confermato i miei sospetti. Grazie alle cure successive, tutto è andato per il meglio!

Che consiglio daresti ad un neodiplomato che si accostasse alla medicina?

Bella domanda! Io sono un’esordiente, ma in questi anni ciò che ho compreso è che è necessaria una formazione continua e costante e, soprattutto, grande capacità di ascolto e di vicinanza al paziente. Perciò esorterei i miei futuri colleghi ad essere convinti della scelta, anche se capisco sia molto difficile appena usciti dalle superiori. Oltre a questo, un po’ come è accaduto a me, direi loro di restare sempre curiosi e aperti ad ogni possibilità che la vita mette davanti, perché non si sa mai!

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