Se la specializzazione in medicina è un miraggio…

Sempre più medici laureati, sempre meno posti di specializzazione.

Scegliere la facoltà di Medicina e Chirurgia mette di fronte a sacrifici, fatica, difficoltà ma fino a qualche anno fa i medici erano considerati una categoria “con un futuro sicuro” e tutto il duro lavoro fatto nei lunghi anni di studio veniva ripagato con una carriera brillante e ben pagata.

Gruppo di giovani mediciPurtroppo negli ultimi anni la prospettiva è molto cambiata: i giovani medici neolaureati si sono ritrovati a dover sgomitare ogni anno di più per avere la possibilità di accaparrarsi un posto in una delle scuole di specializzazione italiane e lo spettro del precariato ha iniziato a farsi largo anche in questa che è sempre stata considerata una delle professioni più stabili del nostro Paese.

Se andiamo a vedere i dati degli ultimi due anni ci accorgiamo subito del livello su cui si gioca la partita e della situazione di grande difficoltà in cui si trovano i neolaureati.

Nel 2016 i posti per entrare in specializzazione in Italia erano 6.725 e i partecipanti al concorso quasi il doppio: 13.802. La specialità più ambita era “Anestesia, rianimazione, terapia intensiva e del dolore” con 3.380 candidati, seguiva Radiodiagnostica (3.043), Medicina interna (2.384), Pediatria (2.101) e Chirurgia Generale (1.624).

Nel 2015 la situazione era praticamente la stessa: 13.188 i candidati, si sono contesi 6.363 posti. Sempre la più ambita “Anestesia Rianimazione, Terapia Intensiva e del dolore” con 3.134 candidati, a seguire Radiodiagnostica (2.826), Medicina interna (2.569), Pediatria (2.277) e la quinto posto “Malattie dell’apparato cardiovascolare” (1.737).

Le statistiche sono davvero preoccupanti, come lo è stato l’appello della Fnomceo (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, raggruppa ogni Albo dei Medici e degli Odontoiatri provinciale d’Italia) a metà del 2015: “Tra 10 anni almeno 25 mila medici disoccupati”.

Certo, come faceva notare la scorsa estate il ministro Giannini: «C’è stato impegno importante del Governo per ridurre la forbice tra laureati e posti nelle scuole. Quando ci siamo insediati, partivamo da una base di 3.300 contratti che siamo poi riusciti a portare a 5.000. Lo scorso anno partivamo da poco più di 4.000 e, grazie allo sforzo di questa amministrazione, siamo riusciti a garantirne 6.000. Quest’anno, con la legge di Stabilità, abbiamo messo risorse per fare in modo che il numero di contratti statali d’ora in poi non possa essere inferiore a 6.000 all’anno».

Ma a quanto pare non basta e, mentre si resta in attesa di una riforma del sistema che permetta ai giovani di avere maggiori sicurezze sul loro futuro, ai neolaureati non resta che cercare un’alternativa.

Fortunatamente si può esercitare la professione medica anche subito dopo aver conseguito la laurea, non appena ottenuta l’abilitazione, ma entrare nel mondo del lavoro per molti non è così facile.

Cosa fare quindi dopo la laurea, se il posto in specializzazione sembra solo un miraggio?

I giovani neoabilitati possono iniziare il loro percorso professionale autonomamente per esempio con lavori temporanei, di poche ore o pochi giorni per poter fare esperienza. Gare sportive, guardie mediche, sostituzione di medici di base, docenze di primo soccorso aziendale sono solo alcune delle possibilità a cui può accedere un medico che inizia i primi passi nella professione.

Questo genere di lavori, temporanei, sporadici e concentrati in periodi brevi danno la possibilità ai ragazzi di continuare la propria formazione a prescindere dal posto in specializzazione, provando ad accedere, per esempio, a Master di II livello, corsi di formazione specialistica tenuti da diversi enti e associazioni.

Insomma se il posto in formazione specialistica sembra un miraggio, non tutto è perduto: si può decidere di seguire un tipo diverso di carriera e iniziare a fare esperienza pratica e puntare su tipi diversi di istruzione specializzata!

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