Anche i farmaci sono maschilisti: l’importanza della medicina di genere

È statisticamente noto che le donne consumino ad oggi più farmaci degli uomini. Ma lo sapevate che i farmaci sono perlopiù testati su un campione esclusivamente maschile?

Non si parla solamente di sperimentazione clinica su esseri umani (che sì, sono prevalentemente uomini), ma anche di test in vitro (i tessuti utilizzati provengono da campioni maschili) e in vivo (gli animali usati sono quasi sempre maschi).

Le ragioni per i test di fase I, in cui emergono gli effetti collaterali, sono legati a questioni di “semplicità”. Gli uomini hanno meno sbalzi ormonali, non restano incinti, ad esempio, e consentono una maggiore linearità della ricerca. Così i farmaci che più spesso assumiamo e le loro schede tecniche sono create su un campione quasi esclusivamente maschile.

Qui si inserisce la Medicina di Genere che sottolinea l’importanza di studiare terapie basate sulle differenze (biologiche e non) tra uomini e donne. Non si tratta solamente di sesso. Per genere si intende tutto l’insieme di caratteristiche peculiari di un individuo di sesso maschile o femminile, incluso lo stile di vita, le abitudini, il ruolo nella società. Non parliamo quindi di patologie che sono proprie di uno o dell’altra (la pillola anticoncezionale è testata su un campione femminile, non temete!), piuttosto di differenze gender-specific della stessa patologia o situazione, oppure di complicanze che possono insorgere solamente in un genere.Qui si inserisce la Medicina di Genere che sottolinea l’importanza di studiare terapie basate sulle differenze (biologiche e non) tra uomini e donne. Non si tratta solamente di sesso. Per genere si intende tutto l’insieme di caratteristiche peculiari di un individuo di sesso maschile o femminile, incluso lo stile di vita, le abitudini, il ruolo nella società. Non parliamo quindi di patologie che sono proprie di uno o dell’altra (la pillola anticoncezionale è testata su un campione femminile, non temete!), piuttosto di differenze gender-specific della stessa patologia o situazione, oppure di complicanze che possono insorgere solamente in un genere.

Facendo qualche esempio pratico, le donne vivono un rapporto con il cibo e l’alimentazione diverso dagli uomini, perché imposto dalla società, dal contesto, come allo stesso tempo gli uomini occidentali hanno la tendenza a bere più alcol rispetto alle donne.

Queste differenze portano ad un’assimilazione diversa dei farmaci, ad un consumo differente e ad un approccio diverso. La consapevolezza di un’asimmetria tra generi impone la necessità di sviluppare percorsi di ricerca, di prevenzione, di diagnosi e di cura che tengano in considerazione queste differenze.

L’attenzione su questi temi è alta, già dagli anni 90 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva inserito la medicina di genere nell’Equity Act e ora vi è stato dedicato un articolo anche all’interno della legge Lorenzin (Piano nazionale per la Medicina di genere, approvato alla fine di maggio 2019).

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